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Bruno Cengarle: pittore del nostro tempo
Giuseppe Bergamini
...Questa
lunga premessa per cercar di capire perché mai Bruno Cengarle, pittore
del nostro tempo, per lunghi anni presente in Friuli dove tra I'altro si
è formato artisticamente sia cosi poco conosciuto nella sua terra natale, e
come un momento (non piccolo) di notorietà lo abbia avuto soltanto nel
1984, allorché donò alla chiesa parrocchiale della sua Codroipo la Pala
dell'Ascensione inaugurata dal cardinale polacco Josef Glemp. Ben vengano
dunque questa mostra e questa pubblicazione, che nel ripercorrere la lunga
stagione artistica di Cengarle, offriranno ad un più vasto pubblico, ed
al mondo stesso degli operatori culturali, la possibilità di considerare
la sua poetica, di entrare nel suo percorso stilistico, di valutarne
appieno la consistenza qualitativa.
Cengarle non è pittore da "ismi" particolari: lo prova il fatto
stesso di aver frequentato in gioventù la bottega di Tiburzio Donadon, il
pittore-restauratore attivo soprattutto tra le due guerre, e di aver con
lui collaborato, entrando quindi a contatto con quel suo personalissimo
stile che inserisce il tardoliberty in una spiritualità di timbro
bizantino e che trova uno dei suoi raggiungimenti più alti nella
decorazione della chiesa parrocchiale di Camino al Tagliamento. Cosi come
sul suo modo di intendere il ritratto influì I'amicizia di Giovanni
Saccomani, con il quale opero' nella decorazione della chiesa di Biauzzo:
al suo fianco, probabilmente, maturo' la simpatia peraltro connaturata
per quel Novecento che riprendeva le classiche forme del rinascimento
italiano e le traduceva in plastiche figure dall'intensa espressione.
Si veda in proposito I'Autoritratto del 1985, che evoca lontane immagini
di grandi maestri del Cinquecento per I'utilizzo sapiente dei chiaroscuri
creati da una luce avvolgente, per I'uso del colore, per la capacita di
estrinsecare I'intimo sentire. II suo universo pittorico si materializza
in figure soprattutto femminili, tornite e lievi, delI'antica mitologia,
inserite in uno spazio immobile e senza tempo: un mondo di sogni e di
richiami che vive per la musicalità del racconto, per il tono suadente da
cantastorie, attraverso colori delicati ed intensi insieme.
Una complessa simbologia culturale, fondata sulla citazione e sulla
metafora, che caratterizza un nutrito numero di olii di piccola e media
dimensione.
Sintesi intellettuale di esperienze diverse, secessioniste, simboliste e
metafisiche con influenze novecentiste, la pittura di Cengarle affascina
ed anche se ad un primo superficiale sguardo pare di facile comprensione,
per la capacita' tecnica che la sottende, per la proprietà di una
impaginazione quasi sofisticata, per I'attento cromatismo, per la palese e
non solita al giorno d'oggi figurativita', a poco a poco mostra
significati profondi, evocazione di sensazioni inconsce di vite remote.
Una pittura che fa pensare, che tende all'infinito la capacita'
immaginativa dell'osservatore, che scende nell'anima.
Scriveva il grande Alberto Savinio a proposito di alcuni dipinti di
Gianfilippo Usellini, esposti alla Biennale veneziana del 1940,
significativi per la particolare iconografia: "Usellini ha delle
favolette da raccontare, talvolta curiose, talvolta buffe, e che le
racconti in pittura anziché in un inglese ellenizzante a imitazione di
Oscar Wilde, potrà dispiacere agli amatori della pittura pura, non a noi
che della pittura pura non sappiamo che farcene". E' un giudizio che
opportunamente tradotto e calato nel contesto della sua produzione si può
condividere anche per Cengarle.
Mentre scrivo, il più bel quadro esistente a Udine, il Consilium in arena
di Giambattista e Giandomenico Tiepolo, sta per essere imballato e
trasportato nella solare città di Melbourne, dove Cengarle vive, e dove
verrà esposto in una mostra di capolavori della pittura italiana del
passato.
Una pittura che, pur attualizzata dai mezzi tecnici ed espressivi,
continua a vivere nello spirito, nella forma e nella sostanza nei dipinti
di Bruno Cengarle.
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